Tartaruga marina comune

 mar 06, 2014 - Rettili, Vertebrati, Zoologia

Tartaruga marina comune Caretta caretta
Phylum: Chordata
Classe: Reptilia
Ordine: Testudines
Famiglia: Chelonidae
Nome sardo: Tostoine, tostughine, tostoina

Dove trovarla:Vive abitualmente nelle acque marine temperate e subtropicali, con una presenza minore nei mari tropicali. Nel Mediterraneo rappresenta la tartaruga più diffusa. Purtroppo le spiagge italiane (a parte qualche rara eccezione (rappresentata in Sardegna dai litorali di Arbus, Geremeas e Castiadas) non sono più tra le zone di deposizione preferite da questa specie.

Come riconoscerla: Nei primi 3 anni di vita la specie ha una lunghezza del carapace di circa 50 cm. e un peso di circa 18 Kg., tra i 4 e i 5 anni ha un carapace lungo circa 60 cm. e un peso medio di 35 Kg.; negli adulti il carapace può raggiungere una lunghezza compresa tra gli 80 e i 140 cm. e un peso fino a 450 Kg.  Il carapace ha una forma allungata, un rivestimento corneo e 5 scudi costali per lato, mentre il piastrone possiede 3 scudi inframarginali che lo connettono con il carapace, privi di pori. La colorazione è variabile, generalmente tendente al bruno-giallastro nella testa, collo, zampe e coda, mentre il carapace ed il piastrone sono bruni, bruno-nerastri o bruno-verdastri. La testa è di grandi dimensioni, con occhi grandi e becco molto robusto. Gli arti hanno la forma di pinne e sono muniti di una sola unghia sul primo dito. La coda è corta e coperta dal carapace. La testa, gli arti e la coda non sono retrattili. E’ una specie con dimorfismo sessuale, il maschio è più piccolo, ha una coda più lunga e più larga alla base e ha unghie delle natatoie anteriori più sviluppate rispetto alle femmine.

Habitat ed Ecologia: E’ una specie pelagica che frequenta le acque con una profondità massima di 200 m circa. I mari temperati e subtropicali sono le acque preferite da queste testuggini, anche se spesso si spingono in acque più calde. Si nutre di molluschi, gasteropodi, crostacei, echinodermi, raramente di pesci e alghe. E’ una specie solitaria per la maggior parte dell’anno, nel periodo riproduttivo si riunisce in branchi più o meno numerosi e compie lunghe migrazioni verso i luoghi di riproduzione.

Riproduzione: La femmina depone generalmente dalle 60 alle 200 uova in una buca conica di 40 – 70 cm scavata durante la notte sulla spiaggia, dopodiché ricopre la buca e ritorna in mare. Da questi nidi, dopo 6 – 8 settimane, sgusciano i piccoli che misurano non più di 5 cm. Questi si dirigono velocemente verso il mare. L’accrescimento è veloce e fin dai primi giorni di vita la dieta è carnivora. I piccoli sono predati da ratti, volpi, gatti e cani randagi, gabbiani etc. e, una volta in acqua, anche da alcuni pesci. La riproduzione avviene ogni 2 – 3 anni. La “cova” dei nidi avviene ad opera del calore solare. La determinazione del sesso avviene in funzione della temperatura. Le uova più superficiali genereranno femmine, quelle del fondo maschi.

Cosa la minaccia: Le principali minacce alla specie arrivano dalla pesca, tanto dalle reti che dai palamiti. L’abolizione delle “spadare” ha senz’altro rappresentato un’importante passo avanti per la tutela della specie. L’antropizzazione delle coste e unita al degrado dei siti di deposizione delle uova hanno fatto il resto.

Problemi di conservazione: Specie a rischio estinzione, vulnerabile a livello italiano, europeo e mondiale.  Risquote un grande interesse scientifico e negli ultimi anni sono stati attivati dei centri per il recupero degli esemplari in difficoltà – in Sardegna nelle Aree Marine protette (AMP) e a Pula (Ca)

Grado di Protezione: E’ una specie tutelata dalla Convenzione di Berna (legge 503/1981, allegato II); Dir. CEE 43/92 All. B, D; e dalla Legge Regionale 29 luglio 1998, n° 23

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